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domingo, 20 de noviembre de 2011

Qué asco Rajoy

Per una volta nella vita ho la sensazione che in Italia si stia meglio che in Spagna. O almeno oggi, 20 novembre 2011. 20 11 2011. 20N. Giornataccia.
Per una volta nella vita sono contenta di avere, almeno in patria natía, un bellissimo e sconosciutissimo governo tecnico, che è stato messo lí solo ed esclusivamente per risolvere un problema. Uno di quelli che i politici non sanno risolvere (ammesso che ce ne siano, di problemi che i politici sanno risolvere).
Per una volta sono contenta di non essere spagnola, perchè oggi la Spagna va in malora.
Rajoy fa schifo.

flores blancas donde termina la ciudad

È novembre, molto novembre.
Nella casa nuova entra un po' acqua da una finestra quando piove su una certa angolazione fatale per la stanza dell'armadio, ma il resto è fantastico. È la nostra casa ed è enorme. Non vedevo l'ora di poter andare in giro in mutande tutto il giorno.


Fino a tre giorni fa si moriva di caldo. Ora non si può ancora dire che faccia freddo. Il mio lavoro di merda ce l'ho ancora. Insomma, non ho nessun motivo per lasciare la Spagna. Ma Rajoy mi fa proprio schifo. Perchè tante rivoluzioni se poi bisogna finire così, come i peggiori dei cretini?

gotas

In più con 'sta mania dell'astensionismo per protestare non fanno altro che peggiorare le cose. Che cazzo, è esattamente come dire: "Oggi per protesta contro la deforestazione non uso gli stuzzicadenti". Bravo scemo, chi cazzo vuoi che se ne accorga?? E poi soprattutto è una protesta che non ha nessuna relazione nè con il problema nè con la soluzione.

E bo, sono un po' triste, oggi. Perchè Rajoy mi fa schifo.

calle Mistral

Buone notizie: ho finalmente iniziato Book-Cycle Valencia:
http://book-cycle.it/valencia
...perchè ho ricevuto 250 libri e perchè avere una casa tutta mia dove archiviare quel cazzo che mi pare è essenziale. Un po' come avere una stanza tutta per sè, ma in grande. Molto grande.
Ho anche un nuovo amico: l'ho trovato per strada, si chiama Oliviero ed è una Olivetti Studio De Luxe portatile.Cosa voglio di più dalla vita?

martes, 7 de junio de 2011

Sensación de vivir

In Spagna "Beverly Hills 90210" si chiama "Sensación de vivir".
È proprio la parola "sensazione" che richiama l'inganno. Non si chiama mica "Certezza di vivere". Insomma, il dubbio resta. È vita questa? Non ne siamo ancora sicuri, ma stiamo indagando.

La piazza ormai è nostra, ma che importanza ha se il sistema è ancora LORO?

15m: acampada Valencia

domingo, 13 de marzo de 2011

Post per il mio povero Giappone...

Il Giappone viene giù come un castello di carta e qualcuno me lo fa notare solo a fine giornata.
Meno male che c'è una buona notizia: è morta Nilla Pizzi.
Non in Giappone, credo.
Spero che nessun familiare di Nilla legga questo post. Sarebbe imbarazzante dover litigare con lui ed essere costretta a spiegargli che in una giornata del genere, con il Giappone che veniva giú una casetta alla volta e i giapponesi che quasi non reagivano nel loro essere così giapponesi e le riprese dagli elicotteri che sembravano uscite da una partita di SimCity (quello basico, quello dei messaggi delle patatine Dixi per intenderci), insomma in una giornata così, alla disperata ricerca di una buona notizia... mi sono imbattuta nella morte della povera Nilla, che nulla mi ha fatto in vita.
Uff. È difficile da spiegare. Però cazzo, aveva pure la sua età, dái.

Intanto qui siamo ufficialmente in Fallas, oggi sono andata alla prima mascletá della mia stagione fallera, con fazzoletto fallero e tutto il resto.
Manca la zia! Insomma, manca qualcuno che sia contento di questo chiasso continuo, dei botti, i fuochi d'artificio a tutte le ore, i pompieri che passano sotto casa sei volte al giorno e le metropolitane piene di gente che non si riesce nemmeno a salire.
Mi manca un po' di britannia, quest'anno. Mi manca qualcuno abituato alla calma eccessiva.

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jueves, 13 de enero de 2011

Escursioni termiche

Pianura Padana -2, Comunidad Valenciana +23.
Quest'anno batto i record di escursione termica arrivando a ben 25 gradi di differenza tra quando prendo l'aereo e quando scendo, meno di due ore dopo.

La Pianura questo Natale mi ha decisamente scombussolato, e non solo a livello termico...
Ma mi ha anche lasciato nella testolina i germogli di tanti nuovi progetti, dei quali purtroppo non posso parlare apertamente nel blog perchè ancora un parte coperti dal bollino del top secret...
Uuuu, ma che noia questo blog, sempre tanti segreti, e non si dice mai un cavolo, come successe con Sandro!
Ma ogni cosa a suo tempo. Sandro ad esempio, ora ve lo posso dire, è il nuovo acquisto tecnologico della mia cameretta. Pesa come tre mele o poco più, è verde e il suo sistema operativo è Ubuntu 10.04.
Non sa cosa sia Windows e ne è molto fiero. A presto le foto.

Ma parliamo dei progetti del 2011!!

1) Operazione nome in codice "Daniela Giussani": in realtà la signora Daniela Giussani esiste davvero e la sto cercando disperatamente. Se la vedete per favore ditele di chiamarmi. Una volta trovata la signora Giussani tutto sarà più facile e potrò (forse) dirvi qualcosa di più su questo progetto. Tanto è un progetto a lungo, lunghiiiissimo termine. Non c'è fretta, ecco. Siamo in attesa.

2) Operazione "Giardinaggio Libero d'Assalto": il 3 dicembre 2011, in gita a Torino, compro un libro che mi aprirà gli occhi, Scopro che durante tutta la mia vita sono sempre stata una guerrigliera del giardinaggio, senza saperlo. Entusiasta della scoperta, mi propongo come volontaria per tradurre il libro in spagnolo e divulgarlo in terra iberica. Le novità con un nome anglosassone normalmente non attecchiscono in fretta in Spagna. Sempre all'interno di quest'operazione troviamo la sotto-operazione "Libera l'aiuola del tuo condominio dalla merda", anche questa un grande opera di volontariato che mi sono accollata prima di Natale.

3) Operazione "Book-Cycle Iberica": la Proce torna dall'Inghilterra in bicicletta con un'idea che le cambierà la vita. Portare a Roma il progetto Book-Cycle. Presa (ancora) dall'entusiasmo, mi propongo per aiutarla a fare i flyer e sistemare il blog. In videoconferenza su Gmail, ovviamente: lei a Roma, io a Valencia. L'idea di creare Book-Cycle anche qui in Spagna viene quasi da sola.

4) Operazione "No, non mi paga l'ente del turismo italiano": sempre quel fatidico 3 gennaio, di ritorno dalla gita a Torino, penso a quanto è bella e interessante la città di Torino. Penso anche a tutti gli spagnoli che mi dicono che sono stati in Italia, e che hanno visto in tre giorni Roma, Venezia, Milano e Firenze, e sì l'Italia è bellissima mi piace tantissimo soltanto è un po' cara con quei caffè in piazza Navona a 4 euro...
Insomma, decido di preparare una serie di lezioni per i miei alunni. Argomento: le città minori italiane. Quelle che non si caga nessuno. Quelle dove il caffè costa un euro ovunque vai. Quelle che sono tanto belle da vedere che uno non se lo immagina. Quindi Torino, ma anche Ravenna, Macerata, Trieste e tante, tantissime altre. Si accettano proposte. E aiuti.

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sábado, 13 de noviembre de 2010

che ci fa pieter in Sardegna?

Sí, tante novitá, tanti aggiornamenti...

Pieter è in Sardegna a lavorare con il sole. È contento dei colori delle foto del blog.

Sabato scorso abbiamo bicimanifestato per la pista ciclabile sulla Gran Vía a Valencia, ed è stato bellissimo avere la strada tutta per noi, una volta tanto...

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Non ho ancora ricevuto dall'Università Autonoma di Madrid la conferma dell'iscrizione al Noken... Non ricordo quando la ricevetti l'anno scorso, quindi non capisco se mi devo preoccupare oppure no (mancano poco più di tre settimane al giorno dell'esame).

Sono diventata la paladina e salvatrice delle aiuole di merda di tutto il mondo, e comincio con quella del nostro condominio, che da quando non abbiamo più Julian, il portinaio, fa cagare. Mi sono offerta volontaria per pulirla. E come sempre quando si parla di volontariato qualcuno mi ha chiesto perchè non mi faccio pagare... Nervi.

Parlando di volontariato, forse c'è una scappatoia burocratica per la creazione di una sede di BookCycle a Roma e quindi anche a Valencia.
Ho scoperto che il brain storming funziona benissimo anche in due.

A Valencia fa ancora tanto caldo e non mi azzardo a mettere altro oltre una felpa per uscire di giorno.

Domani infatti ne approfittiamo e scappiamo a fare una super gita in bici al Parque Fluvial del Turia. Per far venire anche Z. gli abbiamo detto che la nostra meta è una birreria - asador a RibaRoja.

Oggi ho anche scoperto che in Spagna la sigla P.O.R.N. significa Plan de Ordenación de Recursos Naturales. Ma quanto si divertono 'sti spagnoli?

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martes, 9 de noviembre de 2010

so 90's (ma la parte brutta)

Cosa si fa quando la coinquilina mette su "Tranky Funky" a palla in sala?
p.s. al post di ieri: fumatevi una canna dopo non averlo fatto per almeno tre mesi, vedrete che risate quando, tra le altre cose, metterete la sveglia alle 20:40 invece che alle 08:40....

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lunes, 8 de noviembre de 2010

sí, anche a Valencia abbiamo l'autunno

Fumarsi la prima canna con un nuovo coinquilino ha sempre un certo sapore di cerimonia d'iniziazione.
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sábado, 30 de octubre de 2010

il divano caduto dal cielo

il divano caduto dal cielo

Quello che vedete nella foto si suppone che sia un divano, probabilmente un due posti, che però non dovrebbe trovarsi dove si trova.

È a 9 piani sotto di noi, su una terrazza dove c'è solo la piscina all'aperto e che in questo periodo dell'anno è sempre chiusa, e inaccessibile dalla strada senza una scaletta, una scimmia o un aiuto del genere.

Alla destra del supposto divano c'è un muretto. Oltre il muretto un salto di almeno un piano, ma forse anche un po' di più.

Se fosse stato lanciato da un balcone, non dovrebbe essere stato da un piano alto perchè il divano non è completamente distrutto, anzi, sembra aver retto bene l'impatto. Zolpho suggerisce un secondo piano al massimo.
Inoltre, non dovrebbe essere stato lanciato dal nostro condominio, dato che tra il nostro balcone (punto dal quale è stata scattata la foto) e la posizione del divano ci sono alcuni metri (non molti, in realtá, ma sufficienti a suggerire un lancio dal condominio di fronte piuttosto che dal nostro).

Se fosse stato lanciato dalla strada la cosa avrebbe potuto andare più o meno in questo modo: sarebbe stata portata una macchina, possibilmente un po' alta, fino sotto il muretto, si sarebbe saliti sul tetto della macchina con il divano in spalla e lo si sarebbe lanciato dall'altra parte del muro.
È una cosa senza senso, lo so, ma anche lanciare un divano dal balcone lo è!

In realtà l'ingegnere, da quel di Carpaneto Piacentino dove si trova in questi giorni, mi ha suggerito in conf-call via GMail che è molto più plausibile la teoria del lancio dal balcone, teoria appoggiata anche dalla rinomata pigrizia degli spagnoli nel buttare le cose (soprattutto quelle ingombranti).

Si accettano proposte. Il brain storming sul divano caduto dal cielo è aperto.

viernes, 29 de octubre de 2010

evvai di ostello

Mi ha scritto Lucía, amica gallega che vive a Madrid.
Come sospettavo, per il ponte dell'8 di dicembre sará in vacanza anche lei. Come tutti gli spagnoli.
Io non sono spagnola quindi saró in sbattimento per il Noken.

Ieri mi sono buttata un po' giú cercando di fare una simulazione d'esame. Davvero non sono pronta e non credo lo saró in un mese.
Ma poi ho pensato a tutti i soldi che ho giá speso tra tassa d'esame e biglietto aereo Valencia - Madrid... Questo mi convince sempre a provarci. Almeno!

A proposito di soldi... oggi ho scoperto di avere 35 euro sul conto in banca. Come cazzo è potuto succedere?? Trentacinque!! Dio, praticamente sono nullatenente.
Settimana prossima mi pagano, ma nemmeno tanto... Quest'anno mi sembra tutto più difficile, economicamente parlando. Forse era così anche a settembre dell'anno scorso, e quasi sicuramente lo era dato che lavoravo meno, ma non mi ricordo, e sinceramente non ho voglia di andare a spulciare gli estratti conto di un anno fa, per poi magari scoprire che mi sbaglio.
A volte preferisco vivere nell'ignoranza. Questa è una di quelle volte.

Dato che la possibilità di farmi ospitare da Lucía sfuma, le possibilitá di alloggio a Madrid sono due:
ostello
CouchSurfing

Ci proveró con CS, e spero di trovare almeno qualcuno che mi ospiti una notte, giusto per risparmiare un po' sull'ostello che, sono quasi sicura, mi toccherà pagarmi.

E intanto se c'è qualche anima buona a Madrid con un angolino di casa libero mi faccia sapere...

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jueves, 30 de septiembre de 2010

oggi solo liquidi

Ieri ho redatto una piccola lista di cose da fare, nella quale figurava, tra l'altro "prendere un appuntamento con il dottore".

I miei insoluti problemi di stomaco non mi danno tregua da quando sono tornata a Valencia dopo le vacanze estive.
Ho anche ricominciato a prendere il protettore gastrico che mi ha salvato le vacanze in Italia (come avrei potuto passare un mese tra Puglia, Marche e Umbria senza poter mangiare tutto quello che volevo?? Che supplizio sarebbe stato!! Omeprazol, I love you).

Ma i non meglio definiti disturbi degli ultimi giorni mi avevano convinto che era il caso di andare dalla dottoressa mordi-e-fuggi (la dottora più veloce del Levante).

Solo che questa mattina, quando ancora faceva buio, sono stata di nuovo svegliata da quel cazzo di gatto che si lamentava in corridoio.
Mi sono alzata, ho aperto la porta della mia stanza, l'ho messo sul mio letto e l'ho coccolato nella speranza che si addormentasse. Invece quello stronzo sta con tutti in casa, persino con gli ospiti sconosciuti, tranne che con me, quindi è tornato in corridoio a lamentarsi.

Non solo non mi sono più riaddormentata, ma ho anche scoperto di avere un dolore al fianco destro dello stomaco e -come dice la Monda- idrocagotto, o -come dico io- la cacca spray.

Dato che non mi passava, e dato che sono incredibilmente paranoica e ultimamente anche ipocondriaca, ho subito pensato al peggio (tipo una bella peritonite).

A fatica ho svegliato Mr. Z e mi sono fatta portare dal mio medico.
Il mio medico non c'era.
Dopo aver fatto la coda ho chiesto una visita d'urgenza e me l'hanno data solo perchè avrei detto che se nessun medico mi vedeva lì allora andavo al pronto soccorso.

Faccio la coda anche per la visita d'urgenza, ma mi deprimo perchè succede questo: tra un paziente e l'altro mi infilo nello studio della dottoressa e vorrei chiedere quanto devo aspettare, più o meno, per la visita, anche perchè la cacca spray ogni tanto si fa sentire e mi piacerebbe tanto andare a fare un giro al cesso.
Ma sono stanca e deboluccia, non ho mangiato nulla da ieri sera (a parte un biscotto per mantenermi in vita), sono accecata dall'ipocondria, e l'unica cosa che mi esce dalla bocca è "Ho una visita d'urgenza".
A questo punto la dottoressa fa la stizzita e mi chiede se ho la febbre. Le rispondo di no. Allora devo aspettare e far passare avanti tutti quelli che hanno l'appuntamento, perchè tu non ce l'hai l'appuntamento, hai solo l'urgenza, quindi a meno che non sia una vera urgenza aspetti.
Mormoro qualcosa tipo "Scusi, era solo per sapere", torno a sedermi e dico a Zolpho che la stronza non mi vedrà mai.
Ho un'urgenza quindi aspetto e faccio passare quelli che non hanno fretta!! Ma che ragionamento è??
Odio tutti gli anziani che mi passano avanti, uno per uno, che non hanno un cazzo da fare tutto il giorno e che ci impiegano 45 secondi per fare un giro completo su loro stessi e chiudere la porta dietro di loro, e che si fermano a chiacchierare dei nipotoni con la dottoressa che li conosce personalmente e li chiama tutti per nome.

Ma il mio momento alla fine arriva. E la stronza mi lascia davvero per ultima, nonostante io faccia alcuni sforzi di tipo teatrale tutte le volte che lei esce dallo studio per chiamare i pazienti.

La visita è la cosa più divertente, come al solito.
Le dico dove mi fa male, mi fa sedere sul lettino, e intanto va a rovistare in un mobile.

Prende un guanto di lattice monouso e lo indossa. Io già mi spavento un po'.
Continua a rovistare. Cassetto, altro cassetto, ripiano, buste di carta formato gigante e mobiletti varii, il tutto con il guanto non più sterile. Intanto mugugna qualcosa che non capisco ma che suona come un "..dove ho messo il mio..?".

Tutta questa tensione mi alza i battiti cardiaci. Cosa tirerà fuori?? E dove me lo vorrà infilare??
Per fortuna alla fine torna verso di me, senza nulla in mano (l'ha proprio perso, qualsiasi cosa fosse), mi alza la maglietta e inizia a palparmi la pancia.
"Qui ti fa male? E qui? E se faccio così? E con la gamba destra alzata? E con la lingua di fuori? E con un dito nel culo?".
Mi schiaccia e mi rischiaccia in tanti modi differenti, modi strani e da me mai sperimentati prima, e mi fa male, ma è un male che sentirei anche se mi sentissi da dio e non avessi nessun dolore! Lei è sempre più incalzante, si sta innervosendo perchè io, invece di rispondere sì o no, faccio smorfie intraducibili.

Il fatto è che mi sta schiacciando talmente tanto che non so nemmeno più se quello che sento è dolore interno o esterno.
Allora le dico: "Bè, ma schiacciando così farebbe male anche in condizioni normali, no?".
"Ma ti fa male COSÌ O NO??".
Rispondo una cosa qualsiasi perchè mi ha fatto paura, oltre che male, prende lo stetoscopio (si chiama così, no? e non è quello per guardare fuori dai sottomarini), continua a controllarmi, mi fa un altro paio di domande alle quali io rispondo male come al solito, e visita finita.

Risultato: virus intestinale, lo stomaco non c'entra un cazzo, per oggi solo cibi liquidi (ossimoro, no?), riposo, un beverone per reintegrare i sali minerali e 3 giorni di malattia.


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miércoles, 29 de septiembre de 2010

anno nuovo

Lo so che è settembre e non Capodanno.

Ma si dá il caso che questo mese coincida con l'inizio dell'anno accademico, e quindi per una prof (perchè io SONO una prof!) anche con l'inizio dell'anno lavorativo, che inizia poco a poco, uno studente alla volta.

Inoltre, dato che non ci facciamo mancare nulla, per noi settembre è anche il mese in cui cercare eventuali nuovi coinquilini, perchè siamo rimasti ai tempi in cui questo in cui viviamo era un appartamento di studenti, i quali -si sa- cercano casa appunto a settembre...

Il risultato è che settembre è stato un mese di transizione, con gente che andava e veniva, poco da lavorare ma molto da fare.

Ora in casa abbiamo:
- tutte le finestre nuove
- un gatto (nuovo)
- un portoghese nuovo (perchè Sara è andata via)
- una spagnola nuova (in casa nostra non si vedevano spagnole d.o.c. da almeno un paio d'anni)

Le finestre sono una figata e sono il motivo che mi sta spingendo a fermarmi in questa casa invece di cercarne una dove andare a vivere con Mr. Z.

Il gatto è nero e simpatico, e abbiamo capito che quando si lamenta è solo perchè si annoia e vuole giocare con qualcuno.

Il portoghese si chiama Nelson e fa l'istruttore di ginnastica per bambini, o qualcosa del genere. Sembra simpatico e gentile. Ma vedremo come andrà a finire.

La spagnola si chiama Marta, è la mamy del gatto, ha un fidanzato italiano (il che è un gorssissimo punto a suo sfavore) , sbatte le porte alle 7 e mezza del mattino e odia le mie nuove tende blu che ho messo in sala. Democrazia vuole che io le tiri giù. Odio le spagnole e odio la democrazia.


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lunes, 12 de julio de 2010

avvertenza: post molto lungo.

Sono le due del pomeriggio del primo giorno da Campeones del Mundo.
Mentre sono sul divano a mangiare una pasta tiepida perchè muoio di caldo ripenso a ieri.

È domenica, 11 luglio 2010.
Stasera la Spagna si gioca la finale con i Paesi Bassi.
Per assistere alla finale del mondiale a Valencia sono stati installati alcuni megaschermi.
Devo sceglierne uno insieme a Ivan, valenciano, e come ogni spagnolo al suo primo mondiale.
Scopro che è anche possibile vedere la partita al cinema, normale o in 3D. E io ovviamente ci provo, la butto lì, perchè mi piacerebbe davvero tanto tanto... ma Ivan non prende nemmeno in considerazione l'eventualità, quindi capisco e taccio.
Alla fine lui opta per un megaschermo al Parque del Oeste.
PRO: è un parco quindi si suppone che non si morirà di caldo come in altri posti
CONTRO: oltre ad essere all'altro lato della città rispetto a casa mia, scopro che dovrò essere lì alle 4 perchè così ha deciso Ivan, che vuole prendersi i posti e non perdersi nulla dell'incontro.

Breve calcolo: 4 ore e mezza all'aperto prima che inizi la partita, più due ore di partita siamo già a 6 ore e mezzo, una possibile proroga di 30 minuti ci porta a 7 ore, non oso pensare all'eventualità dei rigori. Quasi un'ora tra andata e ritorno in bicicletta.
Totale: un casino di tempo da passare fuori casa, al quale vanno aggiunti i (possibili ma non certi) festeggiamenti del post-mondiale.
Soluzione: mi attrezzo per un pic-nic de puta madre.

Problema: a poche ore dalla partita scopro per vie traverse (A.K.A. Deus ex Machina Digitale la mailing list di CouchSurfing Valencia) che quella del megaschermo al Parque del Oeste è una cazzo di bufala.

Sento Ivan, che per un attimo si fa riprendere dallo stress pre-primomondiale, ma riprende subito in mano la situazione e mi dice "Allora andiamo al porto". Esattamente quello che non volevo sentirmi dire.

Il porto dell'America's Cup.
Questo relitto post-industriale post-fighetto pre-crisieconomica i cui ristoranti dagli infissi bianchi sono stati smangiati e arruginiti da un solo anno di salsedine.
Questo ingombrante e inutile non-luogo che cerco di evitare da 3 anni con tutte le mie forze, soprattutto durante i vari grandi eventi che si sono succeduti dopo la regata, prima fra tutti l'insopportabile e insensata Formula 1.
Questo posto di merda ora me lo devo condividere con una moltitudine di spagnoli iper-eccitati e se possibile più rumorosi del solito, cosa che i miei sensi tutti sarebbero stati felici di non incontrare mai.
Ora mi tocca.

E questi erano i contro.
L'unico pro è che la vicinanza della spiaggia mi rallegra infinitamente con la possibilità di ripetuti bagni in mare prima e dopo la partita.

Ivan dice che passerà da me alle 16:45, e che alle 16 mi chiamerà per dirmi se verrà in macchina o in bicicletta.
Intanto preparo l'occorrente per il pic-nic che in ogni caso avrà luogo, perchè le ore da passare fuori casa sono più o meno le stesse.
Ma in più passo da un chino e compro minifrigo, freesbee e un vaporizzatore per l'acqua.
Vedo Debora alle 3, passo con lei un'oretta, un'oretta piacevole, con birra e chiacchierate, tragicamente interrotta come un coito alle 4 perchè so che Ivan mi chiamerà a casa.
Ivan, ovviamente, non chiama.

Ci penso io, verso le 4 e mezza.
"Hola Ivan"
"Holaaa, que paaasaaa"
"Come que pasa? Mi dovevi chiamare alle 4!"
"Ah, già. Bè, il mio amico non mi risponde quindi vengo in bici, esco tra una decina di minuti".

Ivan arriva a casa mia alle 17:45, con esattamente un'ora di ritardo.
Alle 17:46 mi dice "Dobbiamo passare all'OpenCor a prendere da bere".

Dicesi "OpenCor":
supermercato aperto anche di notte e festivi, per lo più frequentato da idioti che hanno programmato per una domenica una festa o un'uscita o una cena da mesi, ma dio ce ne scampi e liberi dal passare da un normalissimo Mercadona il sabato e risparmiare decine e decine di euro. No no. Tanto c'è OpenCor che mi fa pagare un pacco di pasta 14 milioni di euro e una birra l'ira di ddio.
Questo sí, è tipicalispenisc. Ma l'economia (fino a poco tempo fa) girava con loro. Ora non gira più un cazzo ma gli spagnoli sono un po' duri a perdere certe abitudini cretine.

Passiamo venti minuti in OpenCor, la maggior parte spesi girando invano senza trovare il rhum, e il resto del tempo passato a convincere Ivan che non posso bere alcol.
Alla fine, ovviamente, puntiamo sul classico.
Rhum (che era in cassa, alla fine..), Coca-Cola da 2,250 litri ("che risparmi"), bicchieri di plastica e pacco di ghiaccio. Quella dei bicchieri è stata una scelta dell'ultimo momento, perchè Ivan puntava sulle forbici (prezzo tra i 3 e i 9 euro) per una soluzione molto macchinosa ma che lui inizialmente credeva la migliore.
Ho dimenticato il totale speso, ma sicuramente è quasi il doppio di quello che si poteva spendere il giorno prima, senza contare il ghiaccio che si può fare a casa, ma questo gli spagnoli lo ignorano, perchè nella loro ingenuità pensano ancora che la creazione del ghiaccio sia un privilegio esclusivo di sua divinità la produzione industriale.

Arriviamo al porto alle 18:30, circa un'ora e mezza più tardi rispetto all'orario che si era prefissato il puntualissimo Ivan.
Chiedo a un poliziotto dove possiamo lasciare le bici, e lui dopo 4-5 frasi mi fa capire che non sa un cazzo. Ci arrangiamo, io con un po' di paranoia della nuova legge che ti proibisce di legare le biciclette a pali e lampioni.
Il megaschermo non è poi così mega come dicevano.. ma va bene. Gli spalti sono già tutti occupati ma lo spiazzo davanti è tutto libero. Una bella distesa di asfalto che ha preso tutti i 30-33 gradi di questa giornata di luglio.

Fa un caldo della puta hostia, e io non riesco a coniugare i verbi perchè mi si impasta la lingua, quindi (la idea più saggia della giornata) io e Ivan decidiamo di andare a farci il bagnetto.
CONTRO: la parte di spiaggia vicino al porto... già lo sappiamo tutti, no? Resto dentro 30 secondi, poi esco schifata e vado a farmi una doccia, dove vengo premiata dalla visione di culi e tette piacevolmente e chiaramente olandesi (pro).
Mentre ci asciughiamo Ivan prepara i primi due rhum e cola, uno per lui e uno per me che lui dice superleggero ma che mi fa cagare e ho voglia di buttare nella sabbia di nascosto per poi dire "Finito! Buono, eh?", ma sono una ragazza troppo ben educata per fare questo genere di cose, quindi aspetto che diventi caldo e poi cerco di rifilarlo a Ivan, che ci ributta dentro altri due cubetti di ghiaccio e me lo restituisce.

Voglio già morire ma è tempo di andare.
Recuperiamo due amici di Ivan.
I tre rimangono su una panchina a chiacchierare come settantenni fuori dal circolino dei vecchi finchè non faccio notare che davanti al superipermegaschermo tra poco non ci sarà più posto.
Infatti non c'è più posto.
Dopo aver girato un po' i ragazzi decidono di fermarsi sul prato. Carino.
PRO: più fresco dell'asfalto, ma non troppo.
CONTRO: è il posto più idiota che si poteva scegliere, non si vede niente perchè il prato è in leggera, quasi impercettibile ma reale discesa man mano che la distanza dallo schermo aumenta, quindi le persone davanti saranno sempre più in alto di quelle dietro.
Faccio notare che non ha assolutamente senso restare lì, faccio anche le facce tristi ma nessuno mi caga, anzi, credo mi considerino un tappo senza speranza e niente più, mentre dall'alto del loro metro e settantacinque cercano di convincermi "che lì non si va a vedere la partita, si va perchè c'è l'ambiente". Ma l'ambiente de che?? Io sono venuta a vedere giocare la Spagna, non a vedere gridare dei valenciani ubriachi.

Senso di impotenza.
Dico che andrò a casa a vederla ma non ci crede nessuno, nemmeno io. Sarebbe troppo triste vederla da sola.
Uno mi dice "Tranquilla, quando inizia la partita tutti si siederanno e così noi potremo vedere". Non gli dico che è un illuso se conta solo su questo per poter vedere qualche pixel di Soccer City.
Però questo sí, lo guardo negli occhi e gli dico "Avanti, scommettiamo quello che vuoi. Conosco gli spagnoli, non si siederà nessuno". Lui abbozza un sorriso, in effetti la mia sicurezza è disarmante, è preso in contropiede e non risponde nulla, quasi sicuramente ripensando a tutti gli eventi che ha visto, a tutte le volte che ha visto spagnoli riunirsi, e forse decide che ho ragione ma non me lo dice.

I tre porcellini scemi bevono e fumano mentre intorno a noi c'è sempre più gente e io vedo sempre meno di quel nulla che vedevo inizialmente.
Depressione.

Ore 20:25, a pochi minuti dall'inno
Finalmente arriva il Deus Ex Uruguay, A.K.A. Cecilia, che con il suo solito fare da madre che ancora non è obbliga i pargoli a spostarsi da quel cazzo di posto e ad andare al bar, sì, al bar, dove c'è la tele e almeno si può vedere la partita.
La amo, voglio che sia la madre dei miei figli, così siamo sicuri che non crescono scemi, ma ormai ho deciso di andare a vedere la partita semplicemente dieci metri più in là, dove c'è Marco di Livorno con una banda di sconosciuti e dove IL MEGASCHERMO, OVVIAMENTE, SI VEDE BENISSIMO.

Un po' mi dispiace lasciare gli amichetti spagnoli, ma neanche tanto.
Prometto di passare con loro il secondo tempo.
La partita inizia mentre Ivan e i suoi cercano un posto dove stare, e io mi godo l'inno dal mio angolo di prato (in piedi).
Emozione e ritrovatà felicità, anche se con una nota amara. Però vaffanculo, voglio vederla, 'sta cazzo di partita che manco io ci credo che sono qui a tifare Spagna con tutto il cuore, e la Nazionale Azzurra non mi ricordo nemmeno più quando mi ha fatto sentire così carica di energia positiva.
Il sole è impietoso, nonostante sappiamo tutti che tra un'oretta tramonterà dietro di noi, ma ancora non sembra, e nessuno lo direbbe con certezza se non fosse che da qualche milione di anni, ormai, fa così.

Ore 21:10, 0-0
Poco prima della fine del primo tempo cerco di sentire Ivan per sapere dove sono andati e così raggiungerli. Ma non ci riesco.
Il primo tempo finisce con poche emozioni e nessun gol.
Rimpiango un po' la semifinale, che ricordo al cardiopalma e piena di magnifiche azioni della squadra spagnola, una dopo l'altra.
Durante la pausa cerco di fare un po' di pablicrelascions con gli amici di Marco. Offro frutta, chiacchiero, rifiuto una scommessa scusandomi ("la mia religione me lo proibisce", e fine delle domande), e scopro che le ragazze sedute accanto a me sono polacche.
Una dice: "La pausa dura mezz'ora, vero?".
E l'altra: "Ma perchè non segna nessuno? È la mia prima partita, io pensavo che i gol si facessero uno dopo l'altro".
Vorrei chiedere dove sono finita. Invece chiedo loro quanti anni hanno. Marco mi chiarisce molte cose dicendomi che la Polonia non vede un mondiale da un po'. E oggi me lo conferma Wikipedia:
* 1930 - Non partecipante
* 1934 - Ritiratasi durante le qualificazioni
* 1938 - 1° turno (tra le prime 15)
* 1950 - Non partecipante
* 1954 - Ritirata
* 1958 - Non qualificata
* 1962 - Non qualificata
* 1966 - Non qualificata
* 1970 - Non qualificata
* 1974 - 3° posto (minchia)
* 1978 - 2° turno (Quarti di Finale)
* 1982 - 3° posto
* 1986 - Ottavi di Finale
* 1990 - Non qualificata
* 1994 - Non qualificata
* 1998 - Non qualificata
* 2002 - 1° turno
* 2006 - 1° turno
* 2010 - Non qualificata

Poveri polacchi.

Ivan si fa sentire all'inizio del secondo tempo, ma ormai col cavolo che mi muovo!
In più ho trovato un posto migliore rispetto a quello del primo tempo.
CONTRO: davanti a me una cicciona non ha fatto che dondolare per 45 minuti. Un dondolío come quello dei dementi ma, invece di andare avanti e indietro, lei andava da sinistra a destra, spostando il suo dolce peso lentamente da un piede all'altro, un po' come quando ascoltiamo una canzoncina piacevole e ci ninniamo canticchiando come beoti.
Solo che non c'era nessuna cazzo di canzoncina piacevole, e l'audio di quella sera era principalmente composto da cori da stadio in spagnolo, parolacce infami rivolte ai poveri olandesi, diversi "UYYYY" dovuti a azioni non finite degli attaccanti delle due squadre, maledette vuvuzelas (una delle quali infilata dritta nel mio orecchio destro), calci ai bagni chimici che visti da dietro sembravano scatoloni posseduti da spiritelli poltergeist al profumo di fragola. No no, la cicciona era nervosa, e si notava quando porca troia in prossimità di un gol si tappava la faccia con la bandiera o con le sue bracciozze cicciottelle oscurando completamente la mia visione frontale.
L'ho odiata ma a volte mi faceva pena e l'istinto, spesso, è stato quello di metterle le mani sulle spalle, bloccarla e sussurrarle all'orecchio: "calmati, cazzo".
Istinto controllato.

Il secondo tempo è molto più bello del primo, ma si conclude con un niente di fatto, mille ammonizioni e Xavi che non ne mette una dentro e mi fa innervosire, anche perchè lui (Xavi) mi confonde molto. Con la sua faccia così italoamericana. Sembra uscito da un film con Andy Garcia e Al Pacino.

Ore 22:20, fine secondo tempo, 0-0
Si va ai supplementari.
I supplementari mi stancano.
A malincuore lascio il mio angolo di prato e vado da Ivan, che nel frattempo mi ha fatto sapere che è all'edificio Veles i Vents, il cuore fighetto dell'America's Cup fighetta.
In un bar fighetto diversi fighetti bevono da bicchieri fighetti seduti ai loro tavoli riservati e fighetti.
A equilibrare il tutto c'è il gruppetto davvero poco fighetto di Ivan spalmato per terra davanti alla tele.
I supplementari sono già iniziati da 3 minuti.
Il primo tempo finisce e un'orda di idioti va verso il bar. Io mi trovo giusto tra i due (gli idioti e il bar). La cosa mi innervosisce.
Ma per fortuna inizia il secondo tempo supplementare e ho altro a cui pensare.
Quando Heitinga viene espulso e gli olandesi restano in 10 è il tripudio, ma uno dei nostri, Antonio, forse non regge l'emozione e se ne va.
Dice a pisciare, ma in realtà non lo si vede a lungo, fino al gol di Iniesta che fa esplodere tutto il porto e l'orda di idioti si catapulta fuori dal bar e corre senza guardare quello che sta schiacciando (tra cui il mio zaino). Mi alzo terrorizzata, ma l'orda è ormai passata e posso saltare contenta e gridare con gli altri.
Siamo tutti in piedi e per un po' nessuno si lamenta del fatto che la tele sia completamente oscurata, mentre Ivan la tappa completamte e si fa video e foto con gli amichetti davanti allo schermo.
Alla fine mi siedo e tutti mi seguono, còsì possiamo finire di vedere questi maledetti ultimi minuti che sembrano non finire mai.

Quando l'arbitro fischia la fine il boato che mi aspettavo non arriva.
Gli spagnoli hanno già dato il meglio dopo il gol. Vedo Casillas piangere e piango anche io.
Però sí, altra gioia esplode dopo la consegna della Coppa e inizia la festa. Tutti tranne me e gli uruguaji saltano dicendo "Yo soy español, español, español".
Sì, sono contenta, ma non sono spagnola e non sono euforica perchè il mondiale non è mio e la pelle dove Ivan mi ha disegnato la bandiera spagnola a tradimento è ancora territorio italiano.

Alla fine di un mondiale vengo sempre presa da una depressione post-mondiale dovuta al fatto che all'improvviso, da un giorno all'altro, vengono a mancare le attese per le partite "belle da vedere" e le tachicardie per i gol sfiorati e ritrovarsi con gli amichetti al bar davanti alla tele come dei bravi pensionati. Insomma, da tanta adrenalina a tanta tranquillità.
Ma questa volta il tutto è aggravato dal ricordo che la mia Nazionale non si è nemmeno qualificata per gli ottavi...

La terrazza fighetta, per una volta, viene assalita da una moltitudine assolutamente non fighetta.
Ragazzine in maglietta, famiglie, gente in costume, e il solito esibizionista euforico che sale su un tetto (non capisco come, lo vedo ma non capisco come lo fa, forse è uno scimpanzè, il che rinforza la mia tesi secondo la quale l'uomo iberico discende direttamente dalla scimmia). L'orango magro sventola la bandiera fino a quando qualcuno lo avverte che arriva la polizia, allora scende, scivola giù da una colonna liscia (sempre senza farmi capire come) e scappa, e dietro di lui decine di persone, tutte rosse e gialle, come supereroi con la bandiera per mantello, spariscono dietro un angolo formando un'onda che segue una geometria incantevole, perfetta, e tornano dopo un paio di minuti, per godersi Gloria Gaynor, i Queen e tutta una serie di banalità come sempre in questi casi molto coinvolgenti.

Continuo a dire che voglio andare a fare il bagno, ma le mie speranze non fanno che affievolirsi di minuto in minuto, fino al momento in cui sento che si spezzano definitivamente.
Infatti il gruppo spagnolo mi rovina decisamente la chiusura della serata quando capisco che tutti, a mezzanotte, non solo devono ancora mangiare, ma non si sono nemmeno portati un misero panino da casa.
Cerco di sentire Marco, che sapevo anche lui desideroso di buttarsi in acqua. Mi chiama, ma il rumore è tale che non sento nulla, gli chiedo di mandarmi un messaggio, ma sarà l'ultima volta che ho sue notizie.
Mayday, mayday, stiamo per precipitare, abbiamo perso i contatti con la nostra ultima speranza di salvezza, addio mondo crudele, dite a Jessica Rabbit che l'ho sempre amata.

Ci allontaniamo dalla terrazza passando in mezzo ai ballerini di salsa. È incredibile, la gente che balla salsa mi fa sempre lo stesso effetto. La scena mi sembra sempre uguale, ripetuta in diversi angoli del mondo. Un gruppo di coppie, normalmente con un peso complessivo leggermente superiore alla media europea, appena sente che qualcuno ha messo su una salsa esce dal nulla, come le mante (o le razze?) nascoste nella sabbia sul fondo dell'oceano (erano lì anche prima ma non si vedevano). Ballano con movimenti meccanici e espressioni tra il serio e il triste (non ho mai visto uno di loro sorridere), un po' come quando una casalinga stira i panni o lava i piatti. Le tocca, non è che le piace. I ballerini-manta (o razza?) mi fanno sempre questo effetto. Prestate attenzione la prossima volta che qualcuno mette su una salsa. Oppure fate un esperimento, portatevi uno stereo alla festa dell'unità, un cd di balli latinoamericani e anche un quaderno per prendere appunti.

A mezzanotte in punto c'è lo spettacolo di fuochi d'artificio, ma gli spagnoli non vogliono nemmeno vederlo, non capisco perchè. Mi sento davvero straniera e anche un po' sola.
Li accompagno a prendere una pizza finta che arriva dopo mezz'ora. Intanto prendo il mio tupperware e mi mangio la pasta preparata per il picnic.
Il mio Bento attira le attenzioni delle femmine iberiche, che non hanno mai visto nulla del genere e mi fanno mille domande, lo agitano per capire se suona e lo annusano come scimmie del Borneo che vedono per la prima volta un essere umano. Le tranquillizzo dicendo loro che "è come un tupperware, ma carino".
I maschi invece si interessano al contenuto, e ovviamente inizia la conversazione sul vegetarianesimo. Sono un po' nervosa e la situazione potrebbe peggiorare, peró per fortuna mi concentro su uno solo di loro, il quale sembra capire abbastanza velocemente quello che gli dico e sembra addirittura d'accordo. Ah, già, è lo stesso della scommessa, la prima, quella degli spagnoli che non si siederanno mai. Forse ha capito che con me è meglio non discutere.

C'è qualcosa che non quadra tra me e queste persone.
Oggi vorrei stare con chiunque tranne che con loro, eppure sono persone che mi sono sempre piaciute.
Realizzo che loro sono felicissimi perchè La Roja ha vinto il suo primo Mondiale e sono tutti pieni di alcol.
Io sono lucidissima + la mia Nazionale quest'anno ha fatto veramente cagare = deprescion.

Non so più a che ora finiamo di cenare e io tento per l'ultima volta di chiamare Marco, ma senza risultato.
Usciamo dal porto e io sono sempre più insoddisfatta.
Ai mille fastidi si unisce l'ennesimo: io e Ivan abbiamo la bici. Tutti gli altri vanno a piedi. Questa è una delle cose che sopporto meno quando esco. Dover tardare un'ora per percorrere un tragitto che in bici si fa in cinque minuti.
Stiamo con loro fino al primo grande incrocio, poi li lasciamo in balía di una ricerca di taxi. Nemmeno Ivan sopporta la gente a piedi.

Finalmente mi godo una bella biciclettata con il mio amichetto su Avenida del Puerto.
Mi chiama anche Mr. Z così sono ancora più contenta.
Le macchine ci passano accanto e gridano GUAPO a Ivan (lui mi chiede subito di confermare e ne approfitta per chiedermi di testimoniare in futuro in presenza di terzi non presenti all'evento), ci sono bandiere ovunque e tutti gridano fuori dai finestrini.
È tutto molto piacevole, ma ormai ho deciso che andrò a casa.
Ivan mi prega di restare con lui e di andare al Carmen, in centro.
Declino e declino e declino, finchè non gli dò la mano e gli dico: "Ah, congratulazioni per la vostra promozione".
Dal nulla a campioni d'Europa quando nessuno ci credeva a Campioni del Mondo quando tutti lo volevano e ne avevano bisogno, come per confermare qualcosa che era nell'aria, e cioè che ultimamente la Spagna in quanto a sport sta davvero dando la merda a un bel po' di gente.
Ivan sorride, si ricorda che ha vinto un Mondiale e mi lascia andare a casa contento.

Faccio la doccia, poi guardo due puntate di Samurai Champloo mentre fuori impazza il delirio, ma il rumore smette come improvvisamente verso le 3. Non si sente più nulla e io non ho più sonno.

Sono le due del pomeriggio del primo giorno da Campeones del Mundo.
Mentre sono sul divano a mangiare una pasta tiepida perchè muoio di caldo ripenso a ieri e all'altalena di emozioni.
Fuori la città è più silenziosa del solito.
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